Sottomissione, lotta e fuga... la soluzione
Molti informatici che mi onoro di conoscere e moltissimi che seguo e silentemente apprezzo leggendo le loro opinioni nei vari blog o social network, si sentono... maltrattati, sfruttati, sottopagati, snobbati, bistrattati, sottovalutati... non riconosciuti. Ma in questa situazione, che non è poi molto lontana dalla realtà con rare eccezzioni, quando si rivolge l'attenzione verso chi si trova in una o tutte delle condizioni elencate, si tende a cercare la causa nei Colleghi che "ci portano via il lavoro". Raramente ci si scaglia contro chi sfrutta, maltratta, snobba, sottopaga, bistratta, sottovaluta le straordinarie possibilità tecniche individuali. E' l'atteggiamento dei più che vorrei analizzare, per capire meglio la reale situazione odierna.
Chi volesse leggere Henri Laborit (Elogio della fuga), apprenderà che per alleviare le sofferenze causate dagli atteggiamenti dominanti (atteggiamenti che qui identificheremo con il termine "potere"), si possono valutare tre possibilità: sottomissione, lotta, fuga.
Al primo atteggiamento (la sottomissione) appartengono coloro che accettano, passivamente in silenzio (o fra mille brontolii sottovoce), qualsiasi tipo di incarico professionale, in virtù del principio..."ho bisogno di lavorare anch'io...". Poco importa se le competenze ci sono o non ci sono. Basta lavorare per portare a casa le briciole e compiacere il Dominus nella vana speranza di essere notati e "promossi" ad un "rango superiore" (ovvero la mensa delle briciole appena un pò più consistenti). In questa categoria c'è veramente di tutto, dal laureato con Master universitari all'ultimo degli informatici la cui attività principale è quella di consegnare pizze a domicilio.
Al terzo atteggiamento (la fuga) appartengono quelli che vengono definiti i "coraggiosi mercenari codardi", coloro che da tempo hanno deciso di offrire le proprie prestazioni ad un qualsiasi stato straniero disposto a pagare di più di quanto lo sia quello di nascita, ovvero semplicemente il giusto. E data la siituazione odierna, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Ma all'atteggiamento di lotta, quello che sembrerebbe essere l'unico risolutivo se ci si riflette più di qualche secondo con la mente pulita dai condizionamenti, i numeri si assottigliano e si contano sulle dita di poche mani.
Giusto per usare un pizzico di inutile demagogia, possiamo dire che il potere non esisterebbe se non ci fossero persone disposte alla sottomissione?. E come è possibile che il potere (di una minoranza) riesca a sottomettere un intera categoria o addirittura, più generalmente, un intero paese??
Non è forse vero che ognuno di noi, nel settore IT, crede di essere professionalmente "migliore" di qualcun'altro? Non è forse vero che ci troviamo immersi quotidianamente in una perenne lotta fra poveri ognuno contro tutti?? Credo che ciò avvenga attraverso l'invenzione della gerarchia.
cit: La gerarchia è un astuto stratagemma per moltiplicare a cascata il meccanismo di dominanza-sottomissione. A parte il vertice, tutti sono sottomessi, ma tutti hanno l'illusione di dominare qualcun altro, via via, fino agli ultimi in un meccanismo che dà l'illusione della libertà, ma che visto da lontano ci rimanda l'immagine di una guerra di tutti contro tutti.
In questa illusione...perchè lottare? Perchè ribellarsi e rischiare di perdere posizioni nei confronti di chi sta peggio? La lotta resta quindi confinata agli ultimi, quelli cui tocca subìre ed è proprio a loro che viene in mente che collaborare è più utile che lottare. La collaborazione, la condivisione del sapere, il lavoro comune, è l'unico meccanismo che permette di sfuggire alla trappola delle tre opzioni: sottomissione-lotta-fuga. La collaborazione annienta l'idea di dominanza e di privilegio
Chiunque però si trovi nei gradini intermedi della gerachia, per sopravvivere e mantenere le rispettive posizioni privilegiate e dominanti, cercherà in tutti i modi di denigare il concetto di collaborazione (dividi et impera) ed esaltare invece il culto della persona e dell'individuo, premiando con bollini, medagliette, certificazioni, specchietti, perline colorate, attestati, diplomi, promozioni, "riconoscimenti" (di cosa?) ecc.ecc...
Ecco spiegato perché, nonostante ai più non convenga, il vetusto sistema gerarchico dominanza-sottomisisone viene a più riprese riproposto da "amplificatori sociali" messi in funzione con lo scopo di invitare alla sottomissione. Il discorso può essere esteso ad altre categorie e più in generale alla società. Gli argomenti e le motivazioni usate ormai sono noti: coraggio, fierezza, sicurezza, ordine, patriottismo, concorrenza, sogni, speranza, onore, ambizione, avidità ed altri catalizzatori di euforia sociale.
Fino al giorno in cui non ci fermeremo a riflettere e comprendere veramente l'utilità del lavoro comune, fino a quando non difenderemo con i denti questa opzione, saremo vittime e compici dell'arroganza dei potenti.
